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Fiume Veneto (Pordenone) - 19 Marzo 2017

Sergente Maggiore Angelo Zaccaria, mitragliato dopo che si era lanciato col paracadute

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di pierinoinflight

di ANTONIO PANNULLO Nell’ottobre del 2013 di compiva a Fiume Veneto, in provincia di Pordenone, l’ultimo atto di una tragedia iniziata nel 1944 nei cieli italiani. Esattamente quando , il 18 marzo, il sergente maggiore dell’Aviazione nazionale repubblicana Angelo Zaccaria si levava in volo nel suo Macchi C-205 con altri 29 piloti repubblicani per contrastare l’ennesima incursione “alleata” contro il territorio italiano. La formazione statunitense era composta da 350 bombardieri fortezze volanti scortati da oltre 120 caccia Thunderbolt e Lightning. Il confronto era impari, come ogni volta, ma gli eroici piloti della Repubblica Sociale non ebbero paura di affrontare le forze soverchianti di un nemico che di giorno in giorno si faceva più minaccioso. Ai ragazzi dell’Anr importava solo di proteggere la popolazione civile dalle terrorizzanti incursioni. Tra i molti ragazzi che si immolarono nel generoso tentativo c’è anche Angelo Zaccaria, classe 1917, nativo di Ravenna, medaglie d’argento e di bronzo al valor militare nonché Croce di guerra. Dopo aver conseguito il brevetto di pilota, nel giugno del 1938 Zaccaria si arruolò nella Regia Aeronautica, venendo inviato, allo scoppio della guerra, sul fronte libico. E fu proprio nei cieli dell’Africa settentrionale che conquistò le medaglie citate con i suoi atti di valore. L’armistizio lo colse in Italia, a Lonate Pozzolo. Rispondendo al celebre appello del colonnello Ernesto Botto, decise di aderire alla Rsi, entrando nell’Aeronautica nazionale repubblicana. Fu assegnato al 1° Gruppo di Caccia Asso di Bastoni, quello di Adriano Visconti, dotato dei celebri Aermacchi C-205 Veltro. Zaccaria affrontò un combattimento impari contro gli americani L’appuntamento col destino per il sergente Zaccaria arrivò quella mattina di marzo: dopo l’allarme, i caccia della Rsi si alzarono in volo ingaggiando un furioso combattimento a circa 7000 metri di quota. I piloti dell’Anr riuscirono ad abbattere alcuni Liberator e caccia, ma ebbero tre perdite, tra cui l’aereo di Zaccaria, che fu colpito. Ma a questo punto, secondo diverse fonti il sergente pilota riuscì a lanciarsi col paracadute, ma fu mitragliato mentre inerme scendeva verso terra. Non si è mai saputo se il mitragliamento fu intenzionale, come sembra, oppure se il paracadute non si era aperto bene, fatto sta che Zaccaria toccò terra già morto nel territorio di Pescincanna, proprio sul sagrato della chiesa. Non stupisce il mitragliamento a freddo di un pilota: molte testimonianze raccontano di aerei alleati che si abbassavano sui campi per sparare ai contadini disarmati e sui treni che trasportavano civili. Il Macchi di Zaccaria andò a interrarsi in un campo, dove è rimasto sino al 2013, come si accennava all’inizio. E il merito del recupero è del Gruppo ricerche storiche aeronautiche, associazione costituita nel 1996 e protagonista, nel 2009, di un’operazione analoga a Concordia Sagittaria, dove fu recuperato un caccia Bf-109 tedesco, al cui interno si trovavano ancora i resti del pilota, poi restituiti alla famiglia. Oggi i resti di Angelo Zaccaria riposano nel cimitero di Ravenna, la sua città natale. Fonte: www.secoloditalia.it/